Nostalgia di spazio.
Mi mancano le terre africane, dove non ci sono barriere, dove non sono segnati i confini, dove il senso di libertà è più vero.
Spazi definiti solo da giochi e macchie di colore.
Spazi che l’uomo non domina, su cui non ha potere d’intervento.
Spazi che l’essere umano non regola.
Spazi in cui ogni individuo è ospite rispettoso, insieme a tutte le altre creature.
Nostalgia di suoni.
Dentro lo spazio immenso, si muovono forme e rumori.
L’Africa va ascoltata.
Va ascoltata attraverso la voce della natura, seguendo il percorso e il linguaggio del vento nell ’erba, il sibilo delle acacie fischiatrici, i fruscii che gli animali producono spostandosi nella savana, le loro voci nella notte.
Nostalgia di sguardi.
L’Africa va guardata attraverso gli occhi della sua gente.
Va guardata in quegli sguardi in cui si racchiudono le migliaia di storie di una civiltà.
Sguardi che ti colpiscono nel profondo e che ti accompagneranno per sempre, qualunque sia il tuo percorso di vita.
E poi …
Sentire di nuovo la terra, le sue segrete vibrazioni, la consapevolezza del tempo e dell’origine del mondo che si raccoglie sotto i miei piedi.
L’odore di polvere, l’intensità della luce e intorno a me gli immensi spazi.
DI NUOVO L’AFRICA.
La voce del vento la sera che si confonde e si congiunge con quella delle onde dell’Oceano, quando s’infrangono contro la barriera corallina nelle lunghe notti.
E l’Oceano ti parla …
Lo sguardo sorridente dei “nostri” bimbi che già mi riconoscono.
Un lungo, dolcissimo abbraccio.
La speranza che si riaccende nei loro occhi, quel disperato bisogno che qualcuno li ascolti.
Occhi di bimbi, occhi di madri, occhi di gente che ti offre il sorriso più dolce, ma dietro al quale sprofondi in un mare di tristezza.
Momenti di vita che mi fanno sentire infinitamente piccola, una nullità, ma che mi danno pure la forza, il coraggio e lo stimolo per continuare a dare un briciolo di me stessa, un pensiero , un piccolo gesto di solidarietà a chi è tanto lontano e spesso, dimenticato.
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