Il Campo di Germana

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Questa foto riassume tutto. Tutti insieme. Felici. In quel momento avrei voluto fermare il tempo e restare lì tutti abbracciati, immobili, nell'attesa dello scatto. Chi mi conosce bene sa che odio prendere gli aerei e che mi sento male anche solo per un'ora di volo. Ma questa volta è stato diverso. Ho viaggiato per più di 24 ore all'andata e stessa cosa al ritorno. Ho cambiato 4 aerei e atteso lunghe ore in aeroporto. E posso giurare di non essermi sentita male nemmeno una volta. Forse la motivazione era più forte di qualunque altra cosa. Ho visto cose che non appartengono al nostro mondo. Realtà nude e crude. Ho visto case che non somigliano minimamente alle nostre. Non esiste luce. Non esistono tavoli, né sedie dove radunarsi tutti insieme per condividere la cena, magari dopo una giornata di lavoro. Non esistono letti. Qualcuno è riuscito a crearlo con qualche pezzo di tronco ma non somiglia ai nostri. Ve lo assicuro. Non c'è un morbido materasso che li attende la sera, quando tornano stanchi dopo una giornata intensa. Potrei dire che non esiste niente. Però forse qualcosa c'è. C'è l'amore di una madre per i propri figli. La preoccupazione di garantire loro del cibo e il sacrificio di lavorare duramente per sfamare tutte le bocche. Ho visto bambini scalzi con magliette strappate. Li ho visti giocare in mezzo al nulla con palloni reinventati, fatti di pezzi di materiale ritrovato qua e là e messo insieme. Li ho visti inseguire lucertole e trattenere cavallette tra le mani. Mi sono confrontata con una cultura del tutto differente. Ho assaggiato cibi ben diversi, sapori forti a cui non sono abituata. Ho bevuto acqua calda con un sapore diverso dalla nostra. Ho dormito con una zanzariera addosso (che poi non ho mai capito realmente come si mettesse) per proteggermi da insetti e zanzare che giravano in agguato tutto il giorno. Ho fatto la doccia fredda con un filo d'acqua. Qualche volta è mancata la corrente e ho anche fatto la doccia al buio. Ma sapete una cosa: non ne ho sofferto. Non è stato un dramma! Ho conosciuto persone belle. Belle davvero. Quando il mio sguardo ha incrociato quello di tutti quei bambini ho sentito dentro qualcosa che non potrei descrivere a parole. Mi è scoppiato qualcosa nel cuore. Ogni giorno mi sono saziata dei loro abbracci. Dei loro sorrisi. Del loro affetto. E mi manca adesso non vederli lì in quel lungo tavolo a cenare. Mi manca non vederli disegnare, costruire, pitturare. Mi manca non vederli scorrazzare per tutto il giardino. Mancano le loro risate. Mancano le loro mani che intrecciano i miei capelli. Manca tutto. Ricordo una sera che è stata particolarmente bella ed emozionante. Quando siamo tornati alla struttura, dopo esser stati fuori tutta la giornata, appena rientrati siamo stati sommersi da tutti i bambini. Ci sono venuti incontro ad abbracciarci. Come un figlio corre incontro ai propri genitori che sono stati via per lungo tempo. È in momenti come questi che capisci cosa conta davvero: l'amore. Il motore che muove ogni cosa. Il senso di tutto. Se l'amore non esistesse probabilmente non sarei andata fin lì, da loro. Così ha detto Mamma Mary. E ha ragione. Credo sia stato l'amore a spingermi. Amore per l'altro. Per gli esseri umani. Sono partita per questa esperienza mettendo da parte paure e preoccupazioni. Perché sarei bugiarda a dire di non aver avuto paura. Ce l'ho avuta in aeroporto quando mi sono dovuta separare da chi, a stento, mi ha dovuto lasciar andare. Per un attimo ho pensato a tutto quello che mi sarebbe potuto accadere. Ce l'ho avuta appena prima di salire sull'aereo quando ho realizzato davvero che ero ad un passo dal compiere ciò che desideravo da tempo. Ma ho capito che la paura non può e non deve essere un freno. È del tutto normale averla. Ma sarebbe davvero un peccato farsi vincere da essa e rinunciare a ciò che più si desidera. Per cui credo che a volte si debba rischiare. Perché ci sono dei rischi che vale la pena correre. Per me ne è valsa la pena. Sono andata fin lì animata dal desiderio di dare qualcosa, di fare qualcosa per qualcuno. In realtà non saprei dirvi esattamente cosa sia riuscita a dare ma posso dire di aver ricevuto tanto. E ho capito che nel momento stesso in cui dai, ricevi. Ho imparato tante cose. Quei piccoletti mi hanno insegnato a zappare la terra. Ho tenuto la zappa tra le mani in maniera piuttosto impacciata, sono stati loro ad insegnarmi come fare. Mi hanno insegnato a fare il bucato. Sembra scontato ma non lo è per niente. Loro hanno una tecnica davvero precisa. Mi hanno anche richiamata perché non lo facevo bene, ero un po' confusa con tutti quei secchi pieni di acqua e sapone. Mi hanno insegnato a costruire, a tagliare con una lunga lama ciabatte di gomma. Anche se quello non so se l'ho proprio imparato bene. Sono stata capace di tagliarmi dopo due secondi che tenevo il coltello tra le mani. Purtroppo non ho imparato a ballare bene come ballano loro, ma quello forse nemmeno in un'altra vita ci riuscirei. Ma soprattutto mi hanno insegnato quanto sia bello il contatto umano. Ho capito che si può dare amore a chi è tanto distante, tanto diverso. Che poi, in fondo, tanto diversi non siamo. Ho capito che non ci sono confini di nessun tipo. L'ho capito ogni giorno. Istante dopo istante trascorso insieme. Ho colto l'importanza dei piccoli gesti. Delle piccole cose. E ho capito che basta poco per essere felici. Mi hanno fatto notare quanto sia importante sorridere sempre. Ridere nonostante tutto. Non ho mai visto uno di loro piangere, nè lamentarsi o piagnucolare. Mi hanno trasmesso la gioia e l'entusiasmo per le piccole cose. Chi mi conosce sa che non resisto molto tempo lontano da casa, che le mie vacanze ideali non durano più di una settimana perché poi mi manca casa e le mie abitudini. Ma questa volta è stato diverso. Sono stata 13 giorni catapultata in un altro mondo. E non ho sofferto la lontananza. Sarà che forse ho trovato casa anche a chilometri e chilometri di distanza. E per questo non smetterò mai di essere grata a Carolina e ad Anna Laura, al Mama Lorenza e a tutte le persone che lavorano per rendere possibile tutto questo. Perché non c'è stato un solo istante in cui mi sia sentita in pericolo. Nonostante tutti i rischi e le preoccupazioni io mi sono sentita al sicuro dal primo giorno. Non so come sia possibile. Sarà la magia del posto o delle persone che credono tanto in questo lavoro, ma posso giurare di non essermi sentita in pericolo nemmeno per un attimo da quando ho messo piede lì. E chi mi conosce sa anche che non mi affeziono facilmente alle persone, che mi servono molto più di due settimane per sentire un legame. Ma questa volta è stato diverso. Separarmi da tutti loro non è stato facile. Non è stato facile dare gli ultimi abbracci. Non è stato facile quando Mary mi ha urlato di non andare. Non è stato facile togliere Mbaraka dalle mie braccia e poggiarlo sulla panca dandogli l'ultimo bacio. In quel momento ho sentito qualcosa. Un misto tra tristezza e nostalgia. Durante il tragitto del ritorno mi ha accompagnato una strana malinconia. Non saprei dirvi cosa mi sia successo. L'Africa forse fa anche questo. E per chi mi chiede se mi sento cambiata rispondo di no. Sono sempre la stessa. Direi che il termine giusto è arricchita. Sono tornata con un cuore ricco di amore e di emozioni forti che porterò sempre con me. E per questo non posso che essere infinitamente grata!

Asante!

Germana

L'inCANTO del presepio
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